
La scelta di svolgere la professione di Psicologa Psicoterapeuta è frutto di un gran numero di esperienze che ho vissuto nel corso della mia vita.
Mi sono laureata in “Psicologia Clinica e di Comunità” all’Università di Roma “La Sapienza” con il Prof. Giulio Cesare Zavattini con una tesi su “Attaccamento in adolescenza e separazione dei genitori” .
Tornata nella mia città, Bari, mi sono occupata di sostegno psicologico a genitori di bambini affetti da malattie metaboliche e genetiche presso l’Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII”.
Indipendentemente dall’evento critico, la possibilità di “stare” con loro nel dolore delle perdite dei propri sogni, progetti, certezze, ma anche nella ridefinizione della loro vita, della propria scala di priorità e dell’uso di risorse “inaspettate” mi ha insegnato che la sofferenza può essere trasformata in vita.
Successivamente ho avuto l’opportunità, durante la mia formazione quadriennale in Psicologia clinica di comunità e Psicoterapia Umanistica Integrata (A.S.P.I.C.), di “accompagnare”, nel percorso di riabilitazione “globale”, alcuni anziani affetti da malattie visive degenerative” presso il Centro di Ipovisione della Clinica Oculistica del Policlinico di Bari. Grazie a loro ho potuto scoprire non solo i limiti e le sofferenze di chi ha raggiunto un’età avanzata, tanto più con gravi disabilità, ma anche la ricchezza esistenziale, le potenzialità e la possibilità di co-costruire la motivazione a “superarle”, almeno parzialmente, grazie ad un forte attaccamento alla Vita e alla percezione di una rete familiare/sociale supportiva. In particolare, attraverso la condivisione con altri nelle stesse condizioni, in un gruppo terapeutico, delle proprie esperienze, dei propri vissuti e delle strategie adottate per affrontare l’evento critico “malattia”, ho potuto constatare di persona che il preservare curiosità per alcuni aspetti della vita, unitamente al valore che ad essa si attribuisce, concorre favorevolmente a tutelare la qualità della vita e il ben-essere personale, pur nelle difficoltà che la disabilità visiva induce e accresce. E che la terza età è un’età “da abitare” così come ogni altra fase del ciclo di vita, al contrario di quanto illusoriamente la cultura ci inculchi. E può concludersi “bene” solo se la persona può capire quanto si è arricchita nella propria esistenza, può riconoscere il proprio valore e “donare” quanto ha vissuto in eredità, con la “serenità” di continuare ad esserci anche dopo la morte. Paradossalmente, a volte, è proprio l’ “incontro” con la malattia a dare questa opportunità.
Allo stesso tempo, per via di numerose esperienze esistenziali, mi sono occupata di dipendenza affettiva. Dal 2007 al 2010 sono stata Psicologa volontaria presso l’Associazione Giraffa di Bari dove ho svolto, insieme ad altre colleghe, consulenze e sostegno psicologico a donne vittime di violenza di genere e progetti di sensibilizzazione nelle scuole. Grazie a quanto ho vissuto finora e consapevolizzato, oggi continuo ad occuparmi di “donne che amano troppo” e a crescere anch’io con loro in un continuo percorso “liberatorio” di scoperta del nostro “essere”.
Nel 2015 mi sono trasferita in provincia di Como, dove svolgo il lavoro di insegnante nelle scuole superiori.
Dal 2019 sono membro dell’Associazione EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).
Nel frattempo sono diventata mamma ed il mio bagaglio esperienziale continua ad arricchirsi di nuove consapevolezze e nuovi bisogni a cui dare risposte.
Riconosco che i tasselli del puzzle del mio percorso personale e professionale sono diversi e apparentemente slegati, ma hanno un filo rosso che li tiene insieme: